domenica 7 marzo 2021

Il caso non esite - i due mesi di Brhana in Etiopia

Laura ha scritto per un giornale parrocchiale e mi ha dato il permesso di pubblicare il suo articolo. Con mille grazie!
Ida



Il caso non esiste. È quello che sostegno da sempre e, da quando ho imparato a osservare attentamente la realtà, ne sono sempre più convinta. Le cose accadono per un preciso disegno, che potremmo anche chiamare destino e, nel tempo, si rivelano fatte apposta per noi. In una parola, quello che accade, è sempre la migliore soluzione che Qualcuno ha pensato per noi, e per l’educazione di chi ci osserva, nonché per un maggior bene. Anche quando le vicende, che tocca gestire nella realtà, sembrano uscite direttamente da un film dell’orrore. Quello che voglio raccontare parte da questo: se il caso non esiste e quello che sta accadendo è per un disegno ben preciso, allora è necessario non solo trovare il senso per i protagonisti, ma soprattutto fare attenzione al riflesso educativo che gli eventi hanno su tutti noi che, testimoni consapevoli delle circostanze, rischiamo di oscurare, o declinare, l’invito di Cristo ad amarlo proprio nella realtà di tutti i giorni. Intorno alla metà dello scorso ottobre, Antonella, una mia amica di Comunione e Liberazione, rivolge al gruppo un appello a seguito della scomparsa di una ragazza, Brhana, che lei conosce da diverso tempo. Brhana è una rifugiata eritrea, parla un poco d’italiano, grazie alle sue esperienze lavorative in Ticino che, nel tempo, la portano a spostarsi a Zurigo insieme al marito e al figlio minorenne. È lei che sostiene economicamente la famiglia, quella in Svizzera e quella che ha lasciato in Africa. La vita è difficile in città, lei ce la mette tutta, evita sapientemente tutti quelli che non si fanno scrupoli a fruttare donne come lei in situazioni precarie con false promesse, impara il tedesco e frequenta molti corsi professionali, ma le mancherà sempre quel diploma che molti le chiedono per svolgere anche solo le mansioni più modeste. Brhana parte in settembre, lasciando in Svizzera il figlio e il marito, per rientrare in Etiopia, a Macallè nella zona del Tigray, dalla madre ricoverata nell’ospedale locale, e da un nipotino anch’egli bisognoso di assistenza. Ha con sé tutti i risparmi dell’ultimo anno di lavoro con i quali poter mettere in sicurezza i suoi cari. Tutto sembra procedere per il meglio, il visto di soggiorno temporaneo viene esteso per un ulteriore periodo di tempo, la mamma è in via di miglioramento e il nipotino viene seguito da un medico. Per queste ragioni, Brhana decide di prendere in affitto un appartamento ad Adigrat, una cittadina più a Nord di Maccalè, per avere
il tempo di stabilizzare e rendere autonoma la situazione dei suoi famigliari. È solo la calma prima della tempesta, perché nel giro di poche ore la loro vita è completamente sconvolta da una sequenza inarrestabile di eventi: viene a mancare l’elettricità, poi l’acqua, infine le comunicazioni radio e telefono. Le notizie, che si accavallano, precedono di poche ore l’inizio dei bombardamenti. Chi può, e ha dei mezzi, fugge, mentre la povera gente, che si trova suo malgrado in quelle aree, non ha che una sola cosa da fare: abbracciare tutto il dolore e il male, che deriva dalla follia di una guerra, con la certezza che Dio non abbandonerà il derelitto che grida soccorso. Anche le ONG e i Salesiani, attivi in tutta l’area, si ritrovano nel giro di pochi giorni a perdere ogni informazione utile sui loro contatti. Brhana sembra scomparire nel nulla. Nemmeno la Croce Rossa, allertata dagli amici svizzeri, riuscirà ad avere sue notizie. Per mesi lei, sua madre malata e il nipote di sei anni, vivono dentro ad un incubo con l’unico obiettivo di rendersi invisibili, rinunciando a soldi, vestiti e cibo, per salvarsi. La vita, però, è davvero imprevedibile e, mentre Brhana rimane impotente davanti al caos delle sommosse, il destino spariglia le carte e infila, una dopo l’altra, una serie di coincidenze apparentemente fortuite, e provvidenziali. La prima arriva da un conoscente, che al corrente della loro origine eritrea, le intima di fuggire da Adigrat. I militari etiopi avrebbero ucciso tutti gli eritrei che avessero incrociato nel loro avanzare e non ci sarebbe stato scampo. Brhana comprende il pericolo e, legatasi sua madre sulle spalle, con il nipotino per mano, fugge verso una zona montuosa senza acqua, senza viveri e senza scarpe. Per tre giorni e per tre notti si nascondono nei boschi arrangiandosi con quello che trovano lungo il percorso. Prossimi allo stremo, Brhana intuisce dal silenzio, proveniente dai villaggi nella valle, che i militari erano passati oltre e decide di correre il rischio di rientrate ad Adigrat. Lungo il cammino, una scia di morti e moribondi conferma l’intuizione iniziale. Non una lacrima le scenderà dal viso, non un sospiro le sfuggirà dalla bocca: entrambe le emozioni avrebbero aizzato i miliziani locali e firmato la loro condanna a morte. La seconda coincidenza ha la forma di una casa, quella di Adrigat, che ritrovano intatta. Hanno un posto dove ripararsi, ma mancano di tutto, non c’è cibo, né acqua, né elettricità e, ovviamente, nemmeno soldi. Brhana si ricorda che, in quella zona, erano presenti delle suore e va a bussare alla loro porta. Le sorelle le danno due chili di pasta e qualche spicciolo per acquistare dell’acqua da un pozzo poco distante. L’acqua, però, è sporca e deve essere prima decantata, e poi filtrata. In assenza di elettricità e di fuoco, Brhana la userà così, mettendo in ammollo la pasta cruda. Il loro primo pasto, dopo cinque giorni di digiuno, è comunque qualcosa che si avvicina a un sapore conosciuto. Quando la pasta finisce, Brhana riesce a trovare un po’ di farina, che impasta con l’acqua e la cuoce su un fuoco di fortuna. Un pane sui generis che sarà il loro sostentamento per più di due mesi. La terza coincidenza è la loro buona condizione di salute. La mamma si è ripresa bene e il bambino è vivace. È un miracolo, non solo scampare al Covid, ma aver evitato intossicazioni e virus dalle tante persone che, per strada, vomitano e stanno male. Il rischio è altissimo, invece loro se la cavano, trovando sempre il necessario per sfamarsi. Da lì, però, dovranno muoversi il prima possibile, ma non sanno come fare. Un religioso da cui Brhana si reca in cerca di cibo, sarà la chiave di volta della loro storia. Il loro primo incontro si rivela un fallimento. Il sacerdote tiene Brhana sulla porta e, trattandola con freddezza e distacco, sembra scoraggiarla. Brhana non comprende, ma nota degli uomini armati, nascosti fra gli alberi, pronti ad aprire il fuoco se avessero capito chi avevano davanti. Si allontana e torna verso casa. Quello stesso giorno, Brhana, si salva due volte: prima, accettando il rifiuto del prete e, dopo, declinando l’offerta di rifugio presso un villaggio vicino, dove avrebbe trovato cibo e acqua, da parte di una conoscente. Rimanere nella sua casa, senza cibo né acqua, sembra l’ennesima sfida di un destino cinico e baro, ma quando, qualche giorno dopo, apprende che i militari avevano raso al suolo anche quel villaggio e avevano ucciso i tutti gli abitanti, riconosce che la mano Dio la sta guidando. Ci vorranno altre settimane prima che Brhana riesca a riconsegnare il nipote alla cognata e a riflettere su come, lei e sua madre, possano spostarsi verso il sud del paese per cercare la salvezza. La quarta coincidenza porta il nome, sconosciuto, di un sacerdote. Il religioso, con cui è rimasta in contatto, le suggerisce una soluzione rischiosa, per la quale è disposto a fornirle i mezzi necessari. Le fa sapere che una casa di accoglienza, gestita dalle suore di Madre Teresa, è disposta a ospitare e custodire la mamma. Si trova a quattro ore di distanza e, per arrivarci, bisogna attraversare la zona rossa dove la guerra è al culmine. Non ci sono alternative e Brhana trova la forza e il coraggio per dire ancora una volta il suo ‘sì’. A notte fonda, svegliata la madre, si raccoglie in preghiera aspettando l’arrivo del mezzo che le dovrà portare alla meta. Poi si mettono in marcia. Impiegheranno un’intera giornata tra posti di blocco, che fermano la macchina di continuo, e i militari che sparano a qualsiasi cosa vedano di forestiero. La paura riduce al silenzio e alla preghiera, e a furia di recitare il Rosario, i tre arrivano a destinazione senza nessuna conseguenza. Giusto il tempo di affidare la mamma alle suore, che si dicono disposte a tenere la donna con loro, e a stringersi in un abbraccio infinito e doloroso e Brhana riprende la strada del ritorno, ancora una volta dentro alla zona di guerra e poi verso Maccalè. È il 10 gennaio 2021, e dall’ aeroporto di Macallé ancora funzionante, con la benedizione e l’aiuto del sacerdote, Brhana riuscirà a salire su un aereo e a far ritorno a Zurigo. La storia di Brhana ha il finale tutto da scrivere, e molto dipende da noi. Noi che, come comunità e testimoni inconsapevoli di una tragedia lontana, seduti dalla parte comoda del mondo, abbiamo pregato, organizzato novene, raccolto e destinato fondi ai salesiani del ‘Tigray’, (ricordiamo i 980.00 Fr. raccolti per la festa di Don Bosco), e abbiamo tentato di guardare a queste vicende, come a delle circostanze precise con cui il Mistero di Dio ha deciso di manifestarsi e farsi riconoscere attraverso dei volti precisi. Non possiamo fermaci qui. Il 20 febbraio scorso, scrive Roberta Aiello nel suo blog ‘valigiablu’, con un comunicato dettagliato, Amnesty International denuncia il massacro di centinaia di civili disarmati avvenuto in meno di ventiquattro ore tra il 28 e il 29 Novembre, per mano delle truppe eritree. La strage, che conta centinaia di civili, è avvenuta in una città e nei villaggi a Nord del Paese, dove i militari hanno aperto il fuoco nelle strade, e condotto raid casa per casa, in un massacro che potrebbe essere considerato un crimine contro l’umanità. La conclusione è agghiacciante: le truppe etiopi ed eritree, oltre a commettere molteplici crimini di guerra nella loro offensiva, hanno scatenato la furia uccidendo centinaia di persone a sangue freddo, identificando la loro provenienza eritrea, dalle calzature, dalla inflessione dialettale o solo, perché ingenuamente avevano ammesso di essere tali. Non viene fatto cenno se, i centri religiosi o le case di accoglienza dei missionari, siano stati oggetto di ritorsioni oppure se è solo questione di tempo. Oggi, il pensiero di Brhana è di gratitudine, per aver messo sua madre in sicurezza e per essere riuscita a tornare dalla sua famiglia in Svizzera, ma è anche un pensiero di tormenti, per l’incognita del futuro e per i traumi psicologici della violenza e delle privazioni che ha subito. Esiste una teoria scientifica secondo cui, ognuno di noi su questo pianeta, è legato a un altro, attraverso una catena di conoscenze che passa tra cinque individui. Questo vuol dire che sei gradi di separazione distanziano ognuno di noi da Brhana, per esempio, oppure don Fulvio dal Presidente degli Stati Uniti o da un gondoliere veneziano. È un pensiero confortante, nonché una teoria geniale, il fatto che siamo così vicini gli uni agli altri, anche in tempo Covid, da diventare senza grandi sforzi, parte e strumento della soluzione per le nostre aspirazioni o per i bisogni più impellenti. La cosa bella è che non serve conoscere nomi importanti, basta semplicemente una conoscenza che a sua volta può attivare la sua rete, fino ad arrivare, dopo soli sei passaggi, alla persona giusta. Brhana ha bisogno, adesso, di ritrovare una dimensione psicologica sopportabile, degli amici che le diano quella compagnia che conforta e sostiene, e di un lavoro che le permetta di sostenere la sua famiglia e di recuperare sua madre. Per scrivere il miglior finale a questa storia, c’è bisogno di tutta la comunità cristiana di Zurigo che, attraverso la connessione di sei persone tra loro, arrivi a trovare un lavoro per Brhana e sia in grado di sostenerla in modo che possa guardare con più serenità al suo futuro e a quello della sua famiglia. In questo modo, non solo saremo solidali con il suo destino, ma prenderemo parte attiva alla realizzazione del progetto che Dio ha per tutti noi, in questa circostanza non casuale, per questa Quaresima. E sarebbe una cosa dell’Altro Mondo…