domenica 15 ottobre 2017

Il problema è raggiungere il cielo. Usiamo la torre d'oro.

http://www.laciviltacattolica.it/articolo/la-57a-biennale-di-venezia/

james lee byars' 20-meter-tall 'golden tower' erected along venice's grand canal from designboom on Vimeo.


LA 57A BIENNALE DI VENEZIA

«La torre dorata» e l’arte viva

pag. 74 - 88
Anno 2017
Volume IV
ABSTRACT – La 57a edizione della Biennale di Venezia ha proposto in questa occasione un punto di svolta. La curatrice Christine Macel infatti è nota da sempre per sottrarsi a tutti i teoremi concettualmente imposti all’arte, incluse le questioni sulla sua funzione politica. Era chiaro che c’era da attendersi un impianto puramente orientato all’arte in quanto arte.
Ecco dunque che la curatrice presenta la sua mostra ostentatamente sotto il titolo «Viva Arte Viva», e se la cava senza alcun argomento sovrastante. Nel cammino verso l’opera concreta, l’arte è allo stesso tempo percorso e obiettivo. Proprio in questo modo agisce come pathoscreativo dell’individuo nella società; è una forza e un energico «sì» alla vita. Vive prevalentemente e decisamente della domanda sul contenuto e sulla giusta forma. L’arte non è altro che un perpetuo processo di creazione.
Così per la Macel l’arte si è sviluppata in un nuovo «principio speranza». «Senza speranza siamo spacciati», ella ha detto in una delle tante interviste. Il nostro futuro dipende dalle nostre azioni, poiché l’indifferenza, la passività e il disimpegno possono solo dare fastidio. Per questo ai suoi occhi «l’arte è uno spazio non-ortodosso, relativamente autonomo da difendere, uno degli ultimi bastioni della libertà in cui vengono immaginati nuovi mondi».
Come sempre, la Biennale si espande in modo evidente e consapevole in tutta la città. Si concentra nella mostra centrale e nei padiglioni nazionali ai Giardini e all’ Arsenale, ma si allarga anche a molti musei, palazzi e chiese con i suoi Eventi collaterali, per muoversi infine, attraverso interventi liberi, in vari spazi pubblici e luoghi di Venezia. Da maggio a novembre, per sei mesi, segna il volto e l’atmosfera della città.
Nessuna scultura, nello spazio pubblico di Venezia, cattura meglio lo spirito della Biennale di quest’anno quanto La torre dorata di James Lee Byars (1932-1997). L’opera dà forma a un’idea antica: simboleggia un’ascesa metaforica verso un monte sacro, una realizzazione quasi plastica dell’uomo che si eleva per onorare gli dèi. Byars cercava un modo per collegare simbolicamente il cielo e la terra, per unire l’umanità davanti a Dio. Lo splendore dell’oro rappresenta contemporaneamente un’idea intellettuale e un’esperienza spirituale, la concezione del divino. Ne emerge la motivazione più profonda dell’opera di Byars: usare l’oro come simbolo ultimo del supremo e dell’infinito.

lunedì 25 settembre 2017

Mendicanti o gendarmi?

È stata pubblicata una lettera a papa Francesco, in cui gli si chiede di rettificare sette affermazioni che sarebbero inconciliabili con la fede cattolica. La lettera è firmata da una sessantina di professori, giornalisti e intellettuali e da un vescovo (Mons Fellay, il successore di Marcel Lefebvre, dalle cui azioni scaturì uno scisma, oggi quasi riassorbito nella cattolicità grazie agli ultimi 3 papi).

I firmatari hanno creato un sito www.correctiofilialis.org e aperto la sottoscrizione alla loro lettera. La lettera è stata pubbliata contemporaneamente in più lingue (non so quali, ma diverse).

Neppure io sosterrei le affermazioni che questi firmatari sostengono il papa sostenga. Le hanno redatte in latino, credo per evitare ambiguità di comprensione. La traduzione italiana è di Vatican Insider.

A lato: il bacio di Maria e Giuseppe, dalla Rivista di pedagogia religiosa.

Ci sono diversi aspetti in questa vicenda che ne fanno un buon caso di studio della radice della confusione presente:

1. Il papa ha chiesto esplicitamente, in più occasioni, che si aprisse un dibattito, che si parlasse dei punti che stanno oggi più a cuore ai credenti e che si cercasse la strada migliore per proseguire il cammino, insieme.

2.  Ha pubblicato due encicliche densissime e ha fatto tenere due sinodi sulle tematiche citate in questa lettera.

3. I firmatari della lettera hanno molto a cuore il primato del papa, credono fermamente nella gerarchia ecclesiastica, ma correggono il papa, correggono cioè chi nella Chiesa ha proprio il compito di sorreggere lui la fede di tutti gli altri.
 
4. Pensano che le questioni di Dio prescindano completamente da due dimensioni che sono invece vitali per il fatto cristiano: la libertà e l'incarnazione, l'unicità del concreto (la carne).

  • la libertà, perché la grazia deve agire meccanicamente (tesi 1)
  • l'unicità del concreto perché il convivere "more uxorio", cioè come marito e moglie, è considerato come un perimetro che invariabilmente e sempre è peccaminoso se la forma non è esattamente quella prevista dal diritto canonico. (tesi 2)
Eppure è proprio di Dio agire liberamente ed è proprio lo spazio del rapporto personale quello che meno si presta alle generalizzazioni e a una definizione legale. E si presta invece al giudizio di fede sacramentalmente illuminato della confessione, come il papa continua a ribadire. È responsabilità dei vescovi e dei confessori giudicare questo ambito, non dei canonisti.
I canonisti possono contribuire al fatto che ci siano buoni vescovi, buoni confessori.

Il dibattito richiesto dal papa e maldestramente attuato da questi intellettuali, è urgente e importante perché si tratta del germe della vita. E il mondo sta morendo.

Cari saluti,
Ida


(1)“Homo iustificatus iis caret viribus quibus, Dei gratia adiutus, mandata obiectiva legis divinae impleat; quasi quidvis ex Dei mandatis sit iustificatis impossibile; seu quasi Dei gratia, cum in homine iustificationem efficit, non semper et sua natura conversionem efficiat ab omni peccato gravi; seu quasi non sit sufficiens ut hominem ab omni peccato gravi convertat.”
«1. Una persona giustificata non ha la forza con la grazia di Dio di adempiere i comandamenti oggettivi della legge divina, come se alcuni dei comandamenti fossero impossibili da osservare per colui che è giustificato; o come se la grazia di Dio, producendo la giustificazione in un individuo, non producesse invariabilmente e di sua natura la conversione da ogni peccato grave, o che non fosse sufficiente alla conversione da ogni peccato grave». 

(2) Christifidelis qui, divortium civile a sponsa legitima consecutus, matrimonium civile (sponsa vivente) cum alia contraxit; quique cum ea more uxorio vivit; quique cum plena intelligentia naturae actus sui et voluntatis propriae pleno ad actum consensu eligit in hoc rerum statumanere: non necessarie mortaliter peccare dicendus est, et gratiam sanctificantem accipere et in caritate crescere potest.”
«2. I cristiani che hanno ottenuto il divorzio civile dal coniuge con il quale erano validamente sposati e hanno contratto un matrimonio civile con un’altra persona (mentre il coniuge era in vita); i quali vivono 'more uxorio' con il loro partner civile e hanno scelto di rimanere in questo stato con piena consapevolezza della natura della loro azione e con il pieno consenso della volontà di rimanere in questo stato, non sono necessariamente nello stato di peccato mortale, possono ricevere la grazia santificante e crescere nella carità». 

(3) “Christifidelis qui alicuius mandati divini plenam scientiam possidet et deliberata voluntate in re gravi id violare eligit, non semper per talem actum graviter peccat.”
«3. Un cristiano può avere la piena conoscenza di una legge divina e volontariamente può scegliere di violarla in una materia grave, ma non essere in stato di peccato mortale come risultato di quell’azione». 

(4) “Homo potest, dum divinae prohibitioni obtemperat, contra Deum ea ipsa obtemperatione peccare.”
«4. Una persona, mentre obbedisce alla legge divina, può peccare contro Dio in virtù di quella stessa obbedienza». 

(5) “Conscientia recte ac vere iudicare potest actus venereos aliquando probos et honestos esse aut licite rogari posse aut etiam a Deo mandari, inter eos qui matrimonium civile contraxerunt quamquam sponsus cum alia in matrimonio sacramentali iam coniunctus est.”
«5. La coscienza può giudicare veramente e correttamente che talvolta gli atti sessuali tra persone che hanno contratto tra loro matrimonio civile, quantunque uno dei due o entrambi siano sacramentalmente sposati con un’altra persona, sono moralmente buoni, richiesti o comandati da Dio». 

(6) “Principia moralia et veritas moralis quae in divina revelatione et in lege naturali continentur non comprehendunt prohibitiones qualibus genera quaedam actionis absolute vetantur utpote quae propter obiectum suum semper graviter illicita sint.”
«6. I principi morali e le verità morali contenute nella Divina Rivelazione e nella legge naturale non includono proibizioni negative che vietano assolutamente particolari generi di azioni che per il loro oggetto sono sempre gravemente illecite». 

(7) “Haec est voluntas Domini nostri Iesu Christi, ut Ecclesia disciplinam suam perantiquam abiciat negandi Eucharistiam et Absolutionem iis qui, divortium civile consecuti et matrimonium civile ingressi, contritionem et propositum firmum sese emendandi ab ea in qua vivunt vitae conditione noluerunt patefacere.”
«7. Nostro Signore Gesù Cristo vuole che la Chiesa abbandoni la sua perenne disciplina di rifiutare l’Eucaristia ai divorziati risposati e di rifiutare l’assoluzione ai divorziati risposati che non manifestano la contrizione per il loro stato di vita e un fermo proposito di emendarsi». 


Impostazioni post Etichette Data di pubblicazione 25/09/17 10:41 Ora estiva dell'Europa centrale Permalink Ubicazione Opzioni

martedì 5 settembre 2017

Papa Francesco in Colombia dal 6 all'11 settembre






La crónica histórica (elaborada al año siguiente de los acontecimientos) señalan que en el año 1586 María Ramos, una mujer del lugar, sabiendo que el lienzo había guardado la imagen de la Virgen María, decide reparar el viejo oratorio y el lienzo maltratado, otorgándole el mejor lugar de la capilla. Diariamente oraba y pedía a la Virgen del Rosario que se manifestara, hasta que el 26 de diciembre de 1586 cuando María salía del oratorio, una mujer indígena llamada Isabel junto a su pequeño hijo, al pasar por el lugar, le gritaron a María: "mire, mire Señora...". Al dirigir su mirada a la pintura, ésta brillaba con resplandores y la imagen, que estaba irreconocible, se había restaurado con sus colores y brillo originales; los agujeros y rasguños de la tela desaparecieron. Desde entonces empezó la devoción a la advocación conocida como "Nuestra Señora del Rosario de Chiquinquirá".

giovedì 20 luglio 2017

Abuna Antonios, il Patriarca legittimo della Chiesa Eritrea, ha partecipato domenica a una celebrazione eucaristica. Sotto scorta e senza diritto di parola.

Antonios of HamassinAbuna Antonios è stato visto in pubblico domenica scorsa: il regime l'ha portato a una celebrazione eucaristica. Radio France International ha pubblicato la notizia e un commento: http://en.rfi.fr/africa/20170718-eritrea-manipulates-reappearance-detained-orthodox-church-leader
Dal 2006 non si era mai più visto, era tenuto prigioniero in un luogo nascosto. 
Il Patriarca eritreo ha compiuto da poco 90 anni e le pressioni sul governo perché liberi sono aumentate. Se Antonios potesse parlare, il dramma degli eritrei che muoiono nel mare e nel deserto avrebbe una voce che li unisca. Senza, non ce l'hanno.  


***

Gli allievi di Abuna Antonios emigrati in America hanno pubblicato la sua storia:

Eritrean crossHis Holiness Abune Antonios, Patriarch of the Eritrean Orthodox Tewhado Church

Patriarch Antonios was born in 1927 in the town of Hembrti, to the north of Asmara in the province of Hamisien. His father was a priest and at the age of five he entered the monastery of Debre Tsege Abuna Andrewes where he was educated for the service of the church, being ordained a deacon when he was twelve. Professed a monk and ordained priest in 1942, he was elected Abbot in 1955.
When the Eritrean Orthodox Tewhado Church first sought its independence, he was one of the five abbots of monasteries to be sent to Egypt to be ordained a bishop so that the church would have its own Holy Synod. He was ordained as Bishops Antonios of Hamasien-Asmara on 19 June 1994 in St. Mark’s Cathedral, Cairo, at the hands of His Holiness Shenouda III, Pope and Patriarch of Alexandria..
Following the death in 2003 of Abune Yacoub, second Patriarch of the Eritrean Church, he was elected Patriarch in popular elections which were unanimously endorsed by the Holy Synod. His ordination and enthronement as Patriarch took place on 23 April in Asmara, at the hands of Pope Shenouda III, assisted by Eritrean and Coptic Orthodox Metropolitans and Bishops.

Concern had been growing about government interference in religious affairs and Patriarch Antonios increasingly resisted government interference, especially instructions emanating from Mr. Yeftehe Dimetros, the government’s official responsible for church matters. In January 2005 the Patriarch’s annual Nativity message was not broadcast or televised and the Eritrean Holy Synod met on 6-7 August 2005 with the main purpose of removing all executive authority from the Patriarch. Among accusations brought against the Patriarch, were his reluctance to excommunicate 3,000 members of the Medhane Alem, an Orthodox Sunday School movement, and his demands that the government should release imprisoned Christians accused of treason. He was allowed to officiate at church services but prohibited from having any administrative rôle in church affairs.
At first the government denied the removal of the Patriarch and pointed to the fact that he was performing certain ceremonial functions but while he was under virtual house arrest at his residence in Asmara a delegation travelled to Egypt on 25 July to seek the support of Pope Shenouda, for his deposition and replacement. His Holiness refused to recognise this as a canonical act and urged the faithful to pray for Patriarch Antonios who “is passing through a great tribulation. We hope that the Lord will rescue him.”

On 13 January 2006 a secret session of the Holy Synod was held in Asmara which formally removed the Patriarch from office and his detention was tightened to ensure he remained incommunicado. On 20 January, 2007, two priests accompanied by three security agents of the government entered the Patriarch’s residence and confiscated his personal pontifical insignia.
On 27 May 2007, in violation of the church’s constitution and canons, the government installed Bishop Dioscoros of Mendefera as anti-Patriarch. The same day, in the early hours of the morning, Abune Antonios, was forcibly removed from his residence and transported to an undisclosed location. The Patriarch suffers from severe diabetes and fears have been expressed for his continued wellbeing.




***

La pubblicazione di Radio France International: 

Eritrea accused of manipulating Orthodox Church leader's reappearance


Orthodox Eritrean priests take part in the festival of Meskel, September 2007.AFP Photo/Peter Martell
Eritrean authorities have stage-managed the first public appearance in 10 years of Patriarch Abune Antonios, rights group Christian Solidarity Worldwide has told RFI. The former head of the country’s Orthodox Church had been under house arrest for opposing the government's attempts to control one of the country’s largest Christian denominations.




“Everything points to trying to manage a narrative because of international pressure,” said Christian Solidarity Worldwide’s Khataza Gondwe, referring to Antonios’s appearance during mass at a cathedral in Asmara on Sunday.
Despite being present at the service, Antonios was not allowed to say anything, people were forbidden from taking photographs and afterwards he was returned to where he is being detained, said Gondwe. “There were suspicions that this might not be all that it cracked up to be,” she added.
Q&A: KHATAZA GONDWE
The European Parliament recently adopted a resolution calling for the patriarch’s release, while the French government in June said that his continued house arrest showed the Eritrean government’s “serious and persistent violation of the freedom of religion or belief and fundamental freedoms”.
“There’s been mounting international pressure about his case, he recently turned 90 years old, there was no justification for holding a 90-year-old under house arrest for all these years,” said Gondwe, who heads up the London-based religious rights group’s Africa team. “I think it was becoming an embarrassment.”
Last seen in public in 2006
The former leader of Eritrea’s Orthodox Church had protested against the government’s meddling in church business and was last seen publicly at the end of 2006.
“He had increasingly been objecting to government interference in church affairs. The government wanted to tighten its control of the main Christian religious group,” said Gondwe.
“He was progressively deprived of his powers, including administrative oversight of the patriarchate, then he was confined in his residence and later in 2007 he was taken to an unknown destination and held under house arrest that became increasing stringent,” she added.
The European Parliament’s resolution outlined the patriarch’s refusal “to excommunicate 3,000 parishioners who opposed the government” as one of the reasons for his detention. Since then “he has been held in an unknown location where he has been denied medical care”, the adopted text said.
A statement by Eritrea's Orthodox Church said that the "issue" with Antonios had "come to an end" on 11 July following a meeting of the Synod, according to a translation of the Tigrigna statement by the church's diocese in the US and Canada. It said the meeting of the church's council had "come to conclusion with full reconciliation, peace and love".
Eritrea’s Orthodox Church plays an important role in a society that is reported to be approximately half Muslim and half Christian. It is the largest Christian denomination in Eritrea in terms of membership, according to Christian Solidarity Worldwide.
Eritrea’s Minister of Information Yemane Gebremeskel told RFI that "the country is a secular state and does not intervene in purely religious affairs".




martedì 13 giugno 2017

Preghiera di sant'Antonio

Lux mundi Deus immense, Pater aeternitatis,
largitor sapientiae et scientiae,
totius gratia spiritualis inestimabilis dispensator,
noscens omnia priusquam fiant,
faciens tenebras, et lucem;
mitte manum, et tange os meum,
et pone illud ut gladium acutum
ad enarrandum eloquenter verba tua.

Fac, Domine, linguam meam ut sagittam electam
ad pronunciandum memoriter mirabilia tua:
mitte, Domine, spiritum tuum
in cor meum ad percipiendum,
et in animam meam ad retinendum,
et in conscientiam meam ad meditandum:
pie, sancte, misericordior, clementer,
et leniter in me gratiam tua inspira:
doce, instrue, et instaura
introitum, et exitum sensuum meorum,
et cogitationum mearum ;
et doceat me usque in finem
disciplina tua, et misericoridam tuam. Amen.


Luce del mondo, Dio immenso, Padre dell'eternità,
tu doni la sapienza e la scienza,
tu concedi la preziosissima grazia dello spirito;
tu sai tutto, prima che fosse,
creatore delle tenebre e della luce;
stendi la tua mano e tocca la mia bocca,
trasformala in una spada acuminata
perché possa dire con maggior eloquenza le tue parole.

Fa o Dio della mia lingua una freccia scelta

che pronunci con memoria fedele le meraviglie che hai compiuto:
manda o Dio il tuo Spirito
nel mio cuore perché le percepisca,
e nel mio animo perché le ricordi, 
e nella mia coscienza perché le mediti:
in fede e santità, misericordia e clemenza;
e invadimi dolcemente con la tua grazia:
ammaestra, istruisci e consolida
ciò che entra e ciò che esce dai miei sensi
e dai miei pensieri;
perché il tuo insegnamento e la tua misericordia
mi guidino fino al mio destino. Amen